Cassinasco
L’antica parrocchiale di Sant’Ilario
L'antica chiesa parrocchiale di Sant'Ilario a Cassinasco, di origine romanica, riveste un ruolo significativo nella storia locale. Nonostante le condizioni attuali, la chiesa conserva tracce di un ciclo pittorico tardogotico che abbelliva interamente la zona absidale.
Da una privilegiata posizione geografica, il luogo di Cassinasco domina l’accesso alla Valle Belbo e alla Valle Bormida. Feudo dei Del Carretto almeno dal 1313, nel 1481 è consegnato dai Marchesi del Monferrato a Enrietto Bruno (già feudatario, seppur in parte, di Roccaverano) e successivamente è sotto il controllo degli Scarampi di Bubbio, rientrando fino alla fine del XVIII secolo nelle terre sotto il controllo dei Monferrato. I resti della fortificazione medievale urbana, malauguratamente distrutti a inizio Seicento, si identificano nell’alta torre a pianta quadrata, databile al XII secolo, alla quale dovette essere accostato sul lato meridionale un edificio in seguito crollato, in stretta relazione anche con le mura (in parte conservate) elevate sullo stesso colle dove oggi si riconosce il centro.
Oltre alle chiese periferiche di San Massimo e San Sebastiano, il nucleo abitato di Cassinasco ospita la chiesa parrocchiale inizialmente dedicata a Santa Maria (nel tardo Cinquecento) la quale, nel secolo XVIII, fu ricostruita e intitolata a Sant’Ilario. All’interno di questa, sul lato sinistro del presbiterio, si trova un minuto ovale dipinto direttamente sul muro e incorniciato in stucco, che sembra richiamare proprio la prima titolazione della chiesa. Si tratta di un minuto volto della Madonna, risalente al tardo Cinquecento e probabilmente parte di un affresco più ampio. Sebbene sia stato in parte ridipinto durante i lavori intrapresi per il nuovo abbellimento della chiesa, rimane l’unico testimone superstite della decorazione della precedente fabbrica.
L’antica parrocchiale di Sant’Ilario
La prima parrocchiale del borgo di Cassinasco dedicata a Sant’Ilario fu edificata in epoca romanica sulla strada per il noto Santuario dei Caffi (ovvero l’antica chiesa settecentesca della Madonna delle Grazie), un luogo di devozione particolarmente frequentato dagli abitanti dei territori limitrofi.
La chiesa di Sant’Ilario ha una conformazione a navata unica terminante in un’abside semicircolare, con una copertura conica in “lose” (pietra locale), e oggi è parte di un conteso privato. Gli scavi archeologici condotti alla fine degli anni Novanta del XX secolo hanno confermato una netta discontinuità nella muratura presente tra l’abside, le pareti laterali e la facciata, differenziate anche nella tessitura muraria. La struttura più antica, romanica, presenta infatti un’abside semicircolare realizzata in pietra di arenaria locale, unita senza l’uso tipico di laterizi, mentre tale prassi non è stata seguita in facciata, che risulta essere un rifacimento tardo moderno.
Alla fine del Cinquecento, la cappella versava già in pessime condizioni, sprovvista di sacrestia, con pavimento e volta da restaurare; tuttavia era funzionante per le esequie e il seppellimento dei defunti. La funzione cimiteriale della chiesa è ancora attestata alla fine del Settecento, quando il parroco responsabile, descrivendo l’edificio, ricorda la presenza di numerose ossa umane nel terreno circostante. Nel secolo precedente la chiesa fortunatamente sfuggì a una richiesta del vescovo di demolizione e di riutilizzo del suo materiale edilizio per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Ha continuato a servire la popolazione fino al XVI secolo, quando venne eretta la nuova chiesa parrocchiale intitolata inizialmente a Santa Maria, successivamente modificata in Sant’Ilario di Poitiers, situata nel centro abitato accanto alla torre.
La decorazione pittorica che abbellisce l’abside internamente versa in un non ottimale stato di conservazione, causato sia dal degrado ambientale, sia dalla “spicchiettatura” della superficie dipinta, frutto del tentativo di coprire le pitture con strati successivi di intonaco. Risulta comunque riconoscibile la presenza di un modello tardogotico diffuso nella zona: il Cristo in mandorla attorniato dagli Evangelisti a riempimento del catino absidale, una Teoria di Santi cari alla devozione locale nel registro mediano e un velario rosso nella zoccolatura inferiore.
La qualità discreta dell’esecuzione, che emerge non spazialità delle figure, insieme al modello compositivo ancora arcaico, trova tuttavia una sapiente e ricercata caratterizzazione nei Santi presenti nel registro mediano. Sebbene non sia possibile procedere con un’interpretazione risolutiva, si possono identificare, da sinistra a destra, San Tommaso, Gesù dolente, San Bernardino da Siena, San Guido, un Santo guerriero, Sant’Ilario, San Pietro, San Giacomo, San Paolo.
La presenza di San Guido, vescovo di Acqui Terme, la cui venerazione si diffuse principalmente a partire dal 1499, ha contribuito a datare l’opera pittorica tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. La rappresentazione del Santo, mentre tiene il modellino della chiesa acquese nella mano destra e il pastorale nell’altra, è stata confrontata con altri modelli storico-artistici coevi, come una sua raffigurazione pittorica nel Duomo di Acqui, e risulta essere tra le più antiche giunte a noi.
L’intradosso dell’arco absidale presenta un variopinto fregio vegetale stilizzato, intervallato da minuti clipei con la raffigurazione di alcuni volti maschili, identificabili con i Padri della Chiesa oppure con i ritratti dei signori del luogo (mancano eventuali tracce di cartigli): potrebbero probabilmente i Bruno, che dal 1481 sono insigniti del feudo di Cassinasco, insieme a quello di Roccaverano.
Dodici anni più tardi, risulta esserne feudatario Martino Bruno, che riceve dal fratello Enrico il castello, la villa e il territorio di Cassinasco. Il 15 febbraio 1530 tale Bernardina de Brunis, vedova di Martino Bruno (signore di Cassinasco), nel testamento lascia istruzione di essere sepolta nella chiesa di Santa Maria di Cassinasco, dove giacciono le spoglie dei suoi figli già defunti, legando una somma di 25 fiorini per il restauro e il mantenimento di quella chiesa: a quella data ormai l’antica parrocchiale di Sant’Ilario sembra aver cessato di svolgere il suo ruolo di principale riferimento religioso della comunità e dei signori locali.